Stellantis verso la crisi? Nel primo semestre del 2024, la produzione automobilistica italiana di Stellantis ha registrato una flessione significativa. Secondo i dati della Fim-Cisl, gli stabilimenti italiani hanno prodotto 303.510 veicoli, segnando un calo del 25,2% rispetto all’anno precedente. Solo gli impianti di Pomigliano e Atessa sono riusciti a mantenere un segno positivo, con un incremento del 2%.

Dopo tre anni di crescita continua, dal 2021 al 2023, il 2024 ha visto una brusca frenata che il sindacato stima possa portare a una produzione complessiva di poco più di 500.000 veicoli entro fine anno, lontano dai 751.000 veicoli del 2023 e ben al di sotto dell’obiettivo di un milione di auto fissato con il ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Per quanto riguarda Torino, la fabbrica di Mirafiori ha subito un calo del 63,4% nei primi sei mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 19.510 veicoli prodotti, poco più di un terzo rispetto al 2023. I dipendenti dell’assemblaggio sono scesi a 2.861, con una diminuzione di 360 unità rispetto all’ultimo rilevamento di dicembre, sebbene molti di questi siano stati ricollocati nel Battery Technology Center e nel Circular Economy Hub, inaugurati l’anno scorso.
I dati che fanno preoccupare
A Mirafiori, dove 45 giorni di stop produttivo hanno inciso notevolmente, il 90% dei veicoli prodotti sono Fiat 500 elettriche, con solo 1.850 Maserati assemblate, un calo del 70% rispetto all’anno precedente e ben distante dalle 10.000 unità del 2017.

Il sindacato ha evidenziato che, a partire dal secondo trimestre, la produzione è limitata alle Maserati GranTurismo e GranCabrio, anche nelle versioni Folgore full-electric, che però non riescono a compensare la sospensione produttiva di Ghibli, Quattroporte e Levante. Per i prossimi mesi non si prevedono miglioramenti, nonostante gli incentivi di giugno, il cui impatto è incerto.
Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim-Cisl, ha sottolineato che a Mirafiori si è ridotti a un solo turno di produzione, con un ricorso crescente alla cassa integrazione ordinaria e cassa di solidarietà. Dal 19 febbraio, infatti, il 35-40% dei 1.050 lavoratori della linea Bev-500 sono stati coinvolti in ammortizzatori sociali.
Uliano ha poi espresso preoccupazione per il rinvio del lancio della nuova Quattroporte al 2028, ritenendolo un segnale negativo, e per la possibilità che la produzione del nuovo SUV Levante Folgore possa essere spostata da Mirafiori. Ha quindi chiesto un’accelerazione dei tempi per la messa in produzione della nuova berlina Quattroporte, ritenendola cruciale per il futuro dello stabilimento torinese.
Macchine elettriche ed ibride per salvare Stellantis
L’introduzione della Fiat 500 ibrida a Torino nel 2025 rappresenta un’opportunità importante per la stabilità produttiva dello stabilimento, ma Uliano insiste sulla necessità di ulteriori iniziative per rafforzare la produzione.
Nel frattempo, si sollecita la convocazione di un tavolo di discussione a Palazzo Chigi per definire gli impegni necessari a garantire volumi produttivi, occupazione e prospettive future, dopo gli incontri già avvenuti con il Mimit sullo sviluppo dell’automotive.
Stellantis Italia, in risposta alla pubblicazione del report, ha ribadito l’importanza strategica dell’Italia e si è dichiarata consapevole dell’impatto che la situazione del mercato italiano ed europeo sta avendo sulla produzione nazionale, con un’attenzione particolare ai veicoli elettrici e alla Fiat 500 elettrica prodotta a Mirafiori. La società ha confermato il proprio impegno a mitigare questi effetti attraverso nuove iniziative, tra cui il Mirafiori Automotive Park 2030, che rappresenterà un importante hub tecnologico e produttivo. Stellantis ha inoltre riaffermato l’ambizione condivisa con il governo italiano di raggiungere un milione di veicoli prodotti in Italia entro il 2030, pur riconoscendo la necessità di superare le incertezze legate all’elettrificazione e alla stabilità della domanda.
Sul fronte delle relazioni con la Cina, Uliano ha espresso cautela, chiedendo al ministero di verificare le potenziali ricadute occupazionali di eventuali collaborazioni, ma ha manifestato contrarietà a soluzioni che potrebbero danneggiare l’industria nazionale.












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