L’inverno 2026 sta mostrando un volto estremamente dinamico e, per certi versi, imprevedibile. Dopo una prima metà di gennaio caratterizzata da sbalzi termici e piogge torrenziali che hanno colpito duramente il Sud Italia, l’attenzione dei meteorologi e degli appassionati si sposta ora verso la terza decade del mese. La domanda che domina i forum tecnici e i centri di calcolo è una sola: tornerà la neve in pianura?

I principali modelli fisico-matematici, in primis l’americano GFS (Global Forecast System) e l’europeo ECMWF, iniziano a mostrare segnali di una possibile manovra invernale di ampio respiro proprio in concomitanza con i celebri “Giorni della Merla” (29-30-31 gennaio). Sebbene la distanza temporale suggerisca prudenza, gli indici teleconnettivi indicano una strada tracciata verso il freddo continentale.
Il contesto barico: l’ombra dell’Anticiclone Russo-Siberiano
La chiave di volta per la fine di gennaio risiede nella posizione dell’Alta Pressione sull’Europa settentrionale. Attualmente, stiamo assistendo a un progressivo rinforzo dell’anticiclone russo-siberiano, una figura barica che mancava da tempo con tale vigore. Questo “serbatoio di gelo” sta accumulando aria pellicolare molto fredda nei bassi strati sulle steppe orientali.
Perché la neve arrivi in Italia, è necessario che si crei un “ponte di alta pressione” (noto come Ponte di Woeikoff) capace di bloccare le correnti miti atlantiche e favorire il moto retrogrado delle masse d’aria gelide da Est verso Ovest. Gli ultimi aggiornamenti suggeriscono che questa configurazione potrebbe concretizzarsi dopo il 25 gennaio, aprendo la strada a una colata artica o continentale verso il Mediterraneo.
Nord Italia: attesa per le Alpi e la Pianura Padana
Al Nord, la situazione è critica soprattutto sul fronte delle Alpi orientali e del comparto dolomitico, dove la neve scarseggia in vista delle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. La mancanza di precipitazioni significative ha reso il paesaggio insolitamente secco per il periodo.
Tuttavia, le previsioni per fine mese lasciano intravedere una speranza. Se l’afflusso freddo dovesse interagire con una depressione mediterranea in risalita da ovest, si verificherebbero le condizioni ideali per la neve da scorrimento sulla Pianura Padana. Questo fenomeno, caro alla memoria storica degli inverni del secolo scorso, permetterebbe ai fiocchi di scendere fino a quote zero su città come Milano, Torino e Bologna, grazie al “cuscinetto freddo” che si formerebbe nei bassi strati.
Centro e Sud: rischio maltempo e neve appenninica
Il Centro e il Sud Italia hanno già vissuto una fase di maltempo estremo a metà mese, con piogge torrenziali che hanno interessato il versante ionico. Per la fine di gennaio, lo scenario potrebbe cambiare drasticamente. Un’irruzione di aria artica porterebbe un crollo verticale delle temperature, trasformando le piogge in nevicate abbondanti lungo tutta la dorsale appenninica.
In caso di ingresso del freddo dalla porta della Bora, le regioni adriatiche (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) sarebbero in prima linea per nevicate a quote collinari o addirittura fin sulle coste, come già accaduto in episodi storici del passato. Al momento, i modelli stimano una probabilità del 35-40% per un evento di tale portata, una percentuale significativa data la distanza temporale.
Analisi tecnica dei modelli: GFS vs ECMWF
Entrando nel dettaglio tecnico, osserviamo una divergenza interessante:
Modello GFS: Mostra una maggiore propensione per irruzioni rapide e incisive, con un coinvolgimento diretto del bacino del Mediterraneo centrale.
Modello ECMWF: Tende a essere più conservativo, ipotizzando una discesa del freddo più orientale, che potrebbe lambire l’Italia colpendo maggiormente i Balcani e la Grecia.
L’elemento di incertezza principale rimane il Vortice Polare. Se il vortice dovesse subire uno “split” (una rottura), i pezzi di questo immenso serbatoio gelido potrebbero scivolare verso le medie latitudini, rendendo la fine di gennaio 2026 un periodo da ricordare negli annali meteorologici.
Conclusioni: cosa aspettarsi dai “Giorni della Merla”?
In qualità di osservatori, dobbiamo monitorare con attenzione le emissioni dei prossimi 3-5 giorni. I “Giorni della Merla”, tradizionalmente i più freddi dell’anno, potrebbero onorare la tradizione dopo anni di inverni sottotono.
Cosa monitorare:
La tenuta dell’alta pressione sulle isole britanniche (blocco atlantico).
La formazione di minimi depressionari sul Mar Ligure o sul Tirreno (fondamentali per la neve al Nord).
L’intensità dei venti di Bora e Tramontana per il versante adriatico.
Non resta che attendere i prossimi aggiornamenti per capire se la “sciabolata artica” di fine mese diventerà realtà o se l’anticiclone tornerà a dominare la scena, rimandando ulteriormente l’appuntamento con la grande neve.






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