Il 2024 entra ufficialmente nella storia come l’anno più caldo mai rilevato a livello globale, superando per la prima volta la soglia critica di +1,5°C rispetto all’era preindustriale. Questo record, accompagnato da un preoccupante aumento delle catastrofi naturali, evidenzia l’impatto crescente del cambiamento climatico. Dalle inondazioni devastanti alle temperature oceaniche eccezionalmente elevate, il pianeta ha vissuto una serie di eventi meteo estremi senza precedenti.
Temperature record e anomalie climatiche
Il 2024 ha superato i picchi di caldo registrati nel 2016 e nel 2020, con temperature atmosferiche e marine in costante aumento. Tra le possibili cause, l’eruzione del vulcano Tonga nel 2022 e il fenomeno di El Niño, che hanno contribuito ad amplificare il riscaldamento globale. Anche la diminuzione della copertura nuvolosa sull’oceano, riducendo l’albedo, ha potenziato l’irradiazione solare.
Le temperature oceaniche, pur mostrando un lieve calo in autunno, sono rimaste sopra la media a causa della transizione verso un fenomeno di Niña atlantica e pacifica. Secondo il Met Office, anche il 2025 potrebbe confermarsi tra gli anni più caldi per via dell’inerzia termica degli oceani.
Meteo: uragani e cicloni: un’intensità esplosiva
La stagione degli uragani del 2024 nell’Atlantico è stata tra le più attive dal 1988, con 11 uragani rispetto alla media di sei. Eventi come Hélène e Milton hanno colpito duramente gli Stati Uniti e il Golfo del Messico, alimentati da temperature oceaniche anomale.
Nel Pacifico, cicloni come Belal hanno provocato gravi danni a La Réunion e Mauritius, mentre tifoni come Gaemi e Shanshan hanno devastato le Filippine, la Cina e il Giappone. L’Oceano Indiano non è stato risparmiato: il ciclone Chido ha colpito Mayotte con una forza senza precedenti. Sebbene il numero totale di cicloni sia rimasto stabile, la loro intensità è chiaramente legata al riscaldamento globale.
Inondazioni e monsoni straordinari
L’anno 2024 si è contraddistinto anche per precipitazioni eccezionali. In Africa, il monsone del Sahel ha raggiunto livelli storici, portando piogge record sul Sahara. In Europa, alluvioni devastanti hanno colpito Polonia, Austria e Spagna, con danni ingenti in città come Valencia. Anche l’Italia ha vissuto momenti difficili, con ripetute alluvioni in Emilia-Romagna. Persino Dubai ha registrato precipitazioni pari a due anni in soli tre giorni, provocando inondazioni storiche.
Questo aumento delle piogge estreme è dovuto alla maggiore capacità dell’atmosfera di trattenere umidità con il riscaldamento: ogni grado in più aumenta l’umidità atmosferica del 7%, amplificando l’intensità delle precipitazioni.
Contraddizioni climatiche: freddo record in alcune aree. Il meteo degli estremi
Nonostante il caldo anomalo abbia dominato, alcune regioni hanno registrato eventi di freddo eccezionale. In Antartide, maggio è stato uno dei mesi più freddi con temperature fino a -75°C. La Scandinavia ha vissuto un inverno rigido, con ghiaccio nel Mar Baltico e temperature di -44,3°C. In Sud America, vortici polari indeboliti hanno portato freddo intenso in Cile e Argentina, mentre l’Australia ha registrato il suo aprile più freddo degli ultimi decenni.
Ghiacci polari e impatti economici
La banchisa artica ha raggiunto il settimo livello più basso mai registrato, mentre in Antartide si è osservata una riduzione record del ghiaccio marino, segno di una possibile fase di recessione accelerata.
Le catastrofi naturali del 2024 hanno causato danni economici stimati in 294 miliardi di euro, un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Tra uragani, inondazioni e altri eventi estremi, il costo crescente del cambiamento climatico sottolinea l’urgenza di adottare misure efficaci per mitigare i suoi effetti.
