Campi Flegrei: un gigante che respira sotto Napoli
I Campi Flegrei sono una delle aree vulcaniche più affascinanti e inquietanti del nostro pianeta. Situati a ovest di Napoli, si estendono tra la città e Pozzuoli, lambendo anche Bacoli e Monte di Procida.

A prima vista sembrano solo una zona urbana collinare e costiera, ma sotto la superficie si nasconde un supervulcano ancora attivo che da secoli manifesta segnali di inquietudine. Oggi, con il bradisismo che torna a far parlare di sé e con i fenomeni sismici sempre più frequenti, l’attenzione della comunità scientifica e dei media si concentra nuovamente su quest’area.
Che cosa sono i Campi Flegrei?
Il nome “Campi Flegrei” deriva dal greco “Phlegraios”, che significa “ardente”, un riferimento al fuoco che un tempo emergeva in superficie. Si tratta di una vasta caldera vulcanica larga oltre 12 chilometri formatasi a seguito di due eruzioni esplosive avvenute circa 39.000 e 15.000 anni fa. La più violenta, nota come eruzione del Tufo Giallo Napoletano (Campanian Ignimbrite), fu così potente da modificare il clima dell’intero emisfero settentrionale.
A differenza del Vesuvio, che si presenta come un cono ben definito, i Campi Flegrei sono una caldera, ovvero un’area depressa generata dallo svuotamento della camera magmatica dopo le eruzioni. Oggi questa zona comprende più di venti crateri e coni vulcanici, alcuni visibili come la Solfatara o il Monte Nuovo, altri sommersi nel Golfo di Pozzuoli.
Un vulcano che respira: il fenomeno del bradisismo ai Campi Flegrei
Una delle caratteristiche più sorprendenti dei Campi Flegrei è il bradisismo, un lento e ciclico sollevamento e abbassamento del suolo dovuto ai movimenti di magma e gas nelle profondità. Questo fenomeno è visibile a occhio nudo: a Pozzuoli, ad esempio, il livello del suolo è salito di oltre un metro dagli anni ’80 ad oggi.
Negli ultimi anni si è osservata un’accelerazione del sollevamento del suolo, accompagnata da sciami sismici di bassa intensità ma percepibili, che destano preoccupazione. Il timore non è tanto un’eruzione imminente, ma piuttosto la possibilità di un’escalation dei fenomeni geofisici, come accadde tra il 1982 e il 1984, quando 40.000 persone furono evacuate da Pozzuoli.
Rischi e scenari: dobbiamo preoccuparci?
I Campi Flegrei sono considerati una delle aree vulcaniche più pericolose al mondo non solo per la loro attività interna, ma anche per l’altissima densità abitativa. Milioni di persone vivono nell’area metropolitana napoletana e in particolare nella caldera, dove sorgono interi quartieri residenziali.
Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il livello di allerta attualmente è “giallo”, ovvero attenzione e potenziamento del monitoraggio. Questo non significa che un’eruzione sia imminente, ma che la situazione richiede costante osservazione e aggiornamenti. Un’eventuale eruzione non sarebbe necessariamente catastrofica, ma l’imprevedibilità di questo sistema rende difficile escludere qualsiasi scenario.
Monitoraggio continuo: cosa fa la scienza?
Il monitoraggio dei Campi Flegrei è tra i più avanzati al mondo. L’INGV, in collaborazione con la Protezione Civile, utilizza una rete di stazioni GPS, sismografi, sensori di gas e telecamere per rilevare ogni variazione significativa. I dati sono costantemente analizzati da un team multidisciplinare composto da geologi, vulcanologi, fisici e chimici.
Tra i parametri più importanti ci sono:
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il sollevamento del suolo;
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la variazione nella composizione dei gas fumarolici (anidride carbonica, idrogeno solforato);
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la sismicità;
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la temperatura del suolo.
Negli ultimi mesi del 2024 e inizio 2025, è stato registrato un aumento della pressione nel sottosuolo e una variazione nella tipologia di emissioni, che indicano un sistema in progressiva evoluzione.
Una storia lunga millenni
L’attività dei Campi Flegrei è nota sin dall’antichità. I Romani costruirono templi, ville e porti nell’area, attratti dalla bellezza del paesaggio e dalle acque termali. Plinio il Vecchio li citava spesso come luogo “in cui la terra parla”.
Tra le eruzioni storicamente accertate, l’ultima avvenne nel 1538 e portò alla formazione del Monte Nuovo, nei pressi di Pozzuoli. In soli pochi giorni si sollevò una collina alta circa 130 metri, coprendo un tratto di costa. Da allora, la zona non ha più eruttato, ma ha continuato a mostrare segni di vita.
Cosa succede se erutta?
Non esiste un solo scenario. Un’eruzione ai Campi Flegrei può assumere forme diverse, da esplosioni freatiche (vapore e gas) a vere e proprie eruzioni pliniane. L’impatto dipenderebbe dalla localizzazione dell’evento, dalla sua intensità e dalla direzione dei venti. Per questo motivo, la Protezione Civile ha predisposto piani di evacuazione e simulazioni, anche se l’effettiva evacuazione di un’area tanto popolosa resta una delle sfide più complesse in Europa.
Il rischio maggiore non è solo quello vulcanico diretto, ma anche il panico, l’ingorgo dei trasporti e la disinformazione. Per questo è fondamentale un’informazione chiara e continua.
Visitare i Campi Flegrei oggi
Nonostante i rischi, i Campi Flegrei sono un luogo affascinante da visitare. L’area è ricca di siti archeologici e naturali straordinari:
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Il cratere della Solfatara, visitabile con guide specializzate;
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I resti sommersi del Portus Julius a Baia, visibili con escursioni subacquee;
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Il Tempio di Serapide a Pozzuoli, simbolo del bradisismo;
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Il Lago d’Averno, che secondo i Romani era la porta degli Inferi.
Visitare i Campi Flegrei è come camminare sopra un mondo invisibile, pieno di energia, storia e mistero.
Conclusione
I Campi Flegrei rappresentano un connubio unico di bellezza naturale, storia millenaria e sfida scientifica. Monitorarli non significa temerli, ma conoscerli e rispettarli. Oggi più che mai, la divulgazione corretta, il monitoraggio continuo e la collaborazione tra istituzioni e cittadini sono le chiavi per affrontare il futuro di questa straordinaria terra ardente.