Tra i protagonisti indiscussi dell’estate mediterranea degli ultimi anni c’è senza dubbio lui: l’anticiclone subtropicale africano. Una figura barica che da anni domina le scene meteorologiche estive italiane, portando con sé ondate di calore, temperature estreme e lunghi periodi di siccità.

Ma cos’è davvero l’anticiclone subtropicale africano? Da dove arriva? Perché è diventato così importante nel nostro clima? E soprattutto, cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni? In questo articolo, analizziamo nel dettaglio tutti gli aspetti legati a questa struttura atmosferica, sempre più presente nelle nostre estati.
Cos’è l’anticiclone subtropicale africano?
L’anticiclone subtropicale africano è una vasta area di alta pressione che si origina solitamente in corrispondenza del deserto del Sahara, in Africa settentrionale. Fa parte delle celle di Hadley, ossia dei grandi circuiti atmosferici che trasportano il calore dai tropici verso le latitudini più temperate.
Quando questo anticiclone si spinge verso nord, arriva a interessare il bacino del Mediterraneo, portando con sé masse d’aria molto calde e secche in quota, e spesso umide e afose nei bassi strati, soprattutto nei nostri centri urbani.
Come funziona l’anticiclone subtropicale africano
Il suo meccanismo è semplice quanto potente: nella zona del Sahara si verificano intense risalite di aria calda, che salendo verso l’alto si comprimono e riscaldano ulteriormente. Questo genera una zona di alta pressione in quota, che tende a stabilizzare l’atmosfera impedendo la formazione di nubi e perturbazioni.
Quando queste strutture si spostano verso nord, raggiungono l’Italia e gran parte dell’Europa meridionale, portando:
Cielo sereno o poco nuvoloso per giorni o settimane
Temperature molto elevate, spesso superiori ai 35-38°C
Notti tropicali, con minime sopra i 22-24°C
Scarsa ventilazione
Alta umidità nelle zone costiere e pianeggianti
Anticiclone africano vs Anticiclone delle Azzorre
È importante distinguere l’anticiclone subtropicale africano dal cosiddetto anticiclone delle Azzorre. Quest’ultimo è un’altra figura barica, più temperata, che origina nell’oceano Atlantico e porta con sé un clima più mite, ventilato e secco.
Negli anni passati, l’anticiclone delle Azzorre era il principale responsabile delle estati italiane: garantiva bel tempo ma con temperature più sopportabili e un clima tendenzialmente equilibrato.
Oggi invece, sempre più spesso, l’anticiclone africano prende il sopravvento, scalzando quello delle Azzorre e portando condizioni più estreme.
Perché l’anticiclone subtropicale africano è sempre più presente?
Il motivo della sua crescente presenza va cercato nel cambiamento climatico globale. Le temperature medie in aumento, sia sulla terraferma che in atmosfera, spingono sempre più a nord la fascia subtropicale. Questo significa che aree che un tempo erano al margine delle sue influenze, oggi si trovano nel pieno del suo raggio d’azione.
Inoltre, la maggiore energia disponibile nell’atmosfera alimenta la stabilità delle strutture anticicloniche, che riescono a resistere più a lungo anche a eventuali attacchi perturbati. Il risultato? Estate più lunghe, più calde e più secche.
Gli effetti sull’Italia
Quando l’anticiclone subtropicale africano arriva sull’Italia, i suoi effetti si fanno sentire da Nord a Sud, ma con alcune differenze.
Al Sud e sulle Isole
Le regioni meridionali sono le prime a subire gli effetti diretti. Qui l’aria calda sahariana arriva con più facilità, portando temperature record che spesso superano i 40°C. I picchi più alti si registrano in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia.
Al Centro
Anche il Centro Italia è spesso coinvolto, con ondate di calore persistenti. Le città interne come Roma, Firenze e Terni possono raggiungere i 38-39°C, con umidità elevata che accentua la percezione del caldo.
Al Nord
Al settentrione l’effetto può essere duplice: se l’anticiclone è forte e ben strutturato, anche il Nord vive giorni torridi; se invece si tratta di una configurazione sbilanciata, è possibile che sulle Alpi e Prealpi si creino contrasti termici capaci di generare temporali anche violenti.
Quando arriva e quanto dura?
L’anticiclone subtropicale africano può affacciarsi già a fine maggio e restare protagonista fino a metà settembre. Le sue ondate possono durare:
Breve durata: 3-5 giorni, con rapide fiammate di calore.
Media durata: 6-10 giorni, con fase stabile seguita da instabilità.
Lunga durata: oltre 10-15 giorni, spesso accompagnate da siccità.
Negli ultimi anni si sono registrati episodi record, come quello del luglio 2022, quando molte città italiane hanno superato i 40°C per più giorni consecutivi.
L’anticiclone africano e la salute
Non possiamo ignorare gli effetti sanitari che l’anticiclone subtropicale africano può avere. Le ondate di calore, soprattutto nelle città, mettono a rischio le fasce più deboli della popolazione: anziani, bambini, persone con patologie croniche.
Le notti tropicali impediscono al corpo di rifiatare, aumentando il rischio di colpi di calore, disidratazione e scompensi cardiovascolari. È per questo che i bollettini meteo includono spesso allerta sanitarie legate alla persistenza dell’anticiclone.
Come difendersi dal caldo africano
Ecco alcune buone pratiche da seguire quando l’anticiclone subtropicale africano è attivo:
Evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali
Bere molta acqua, anche se non si ha sete
Limitare l’attività fisica intensa
Rinfrescare gli ambienti con ventilazione naturale o condizionatori
Prestare attenzione agli animali domestici
Anticiclone subtropicale africano: conclusioni
Il ruolo dell’anticiclone subtropicale africano nel nostro clima è oggi centrale. Non si tratta più di una figura barica occasionale, ma di un elemento ricorrente delle estati italiane, destinato a restare con noi ancora a lungo. La sua forza, durata e frequenza aumentano di anno in anno, rendendo le stagioni estive più difficili da affrontare, sia per l’ambiente che per la salute pubblica.
Capirlo, studiarlo e prevederne gli effetti è fondamentale per prepararsi al meglio, soprattutto in un contesto in cui le estati roventi sono ormai la regola, non l’eccezione.











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